L’attore che ha conquistato il pubblico con “Stressati…ancora di più” sabato debutta con la” Mandragolacarpazica”
di Eliana Del Prete
Leggero, efficace, carismatico. È con queste doti che l’attore Lucio Pierri, reduce dal grande successo teatrale di “Stressati…ancora di più”, si accinge all’ennesimo debutto artistico. Andrà infatti in scena sabato prossimo la “Mandragolacarpazica” di Machiavelli, dove attraverso un “leggero” gioco di inganni e beffe l’artista partenopeo fornirà una chiave di lettura antropologica della vita quotidiana.
Singolare anche nell’intervista -che appare più come quattro chiacchiere tra amici – Pierri si racconta a quel pubblico che egli tanto ama e rispetta e del quale – confessa – fa strumento di conoscenza del proprio lavoro e del modo di relazionarsi con il prossimo. “Il giorno in cui non sarò più fermato e salutato per strada come oggi – afferma l’artista – vorrà dire che non avrò lavorato bene e, peggio ancora, che avrò perso la mia semplicità”.
“Sei un artista poliedrico, attore, presentatore, intrattenitore ed ora anche autore. “Stressati…ancora di più” ha ottenuto grande consenso di pubblico e critica. Come ti senti nei panni di autore ?”
“E’ la mia prima creatura teatrale e devo dire che tutta questa risonanza e apprezzamento è stato un risultato che è andato oltre le mie stesse aspettative. Questa commedia, scritta a quattro mani con Lello Marangio, tornerà il 18 e 19 aprile, a grande richiesta, in produzione al Teatro Italia di San Giuseppe Vesuviano”.
“Sabato invece debutterai con la “Mandragolacarpazica” di Machiavelli, ci anticipi qualcosa?”
“La Mandragolacarpazica è un libero adattamento dell’opera di Machiavelli. Portiamo in scena una rilettura molto divertente del canovaccio originale e in questa rappresentazione mi fregio di lavorare accanto al bravissimo Rosario Giglio, curatore anche della regia”
“Quali sono le figure di riferimento che hanno influenzato la tua carriera artistica?”
“Più che ispirarmi ad un modello umano, amo essere fedele ad un canone che, nel campo artistico, corrisponde alla naturalezza. Ritengo che gli occhi dello spettatore non debbano percepire l’idea di un artifizio, bensì una scena reale che accade in quel momento. Questo modo di interpretare i miei personaggi è quindi basato soprattutto sulla capacità di metabolizzare e quindi poi esteriorizzare, l’anima di ciascun personaggio”
“Fra le tue tante sfaccettature artistiche, quale ritieni rifletta maggiormente la tua personalità? Il teatro, la televisione, il cabaret, o la regia?”
“Senza ombra di dubbio il teatro. Se è vero che da un lato le sit-com hanno reso possibile trasportare in televisione ciò che accade in teatro, dall’altro è altrettanto vero che l’odore, il rumore, il brusio che ti può dare un palcoscenico è un’emozione senza eguali”
“Cosa emoziona Lucio oltre il mondo dello spettacolo?”
“Questo è un periodo particolare per me perché a breve diventerò papà. La famiglia, gli amici sinceri, mia moglie, queste sono continue emozioni. Ho avuto la fortuna e il privilegio di avere accanto a me una donna che non è solo compagna di vita ma anche compagna di lavoro. Lei ha creduto in me ancor prima di me stesso rendendomi sempre più una persona migliore, sia umanamente che professionalmente”
“Sei anche docente di Accademia di recitazione, rappresenti un esempio per i tanti ragazzi che vogliono svolgere la tua professione motivati più dal glamour che da talento, pensando che il successo sia una meta facile da conquistare. Alla luce di tutto ciò come imposti le lezioni con i tuoi allievi?”
“Ho sempre spiegato che ciascuno di noi lavora principalmente su se stesso per migliorarsi, per crescere spiritualmente ed artisticamente. Sono molto esigente con loro perché amo considerarli colleghi, più che allievi. Occorre lavorare molto su se stessi andando oltre le aspettative di successo”
“Tex comedi è un’altra nuova avventura professionale con massimo Carrino con il quale, da anni, stringi un sodalizio artistico. Di che si tratta?”
“È una trasmissione televisiva che andrà in onda su Canale 9 a partire dal 17 marzo, dal martedì al venerdì. Ospiti, gag e risate saranno garantite”
“Quando hai capito che saresti diventato attore?”
“I primi passi come attore li ho mossi da piccolo nella parrocchia dove dall’età di sei anni ero impegnato come ministrante. Lì realizzavamo spettacoli utilizzando lenzuola per la scenografia, oggetti presi in prestito e quando un giorno mi ritrovai su un palco con tanto di quinte e costumi di scena mi assalì il panico. Non pensavo di meritare tanto. Poi il tempo mi ha portato a conquistare traguardi sempre più importanti”
“C’è un avvenimento o un teatro che ti ha segnato particolarmente?”
“Il Sannazzaro, non ho dubbi! Se solo penso alla grandezza degli attori che hanno calcato le scene là, mi emoziono”
“Qual è l’ultimo gesto che compi prima di andare in scena?”
“Più che un gesto è un pensiero. Rivolgo una preghiera ai miei cari e, soprattutto, all’indimenticato Massimo Troisi. Un artista del suo calibro, che nel fiore degli anni e della carriera ci ha lasciato con un capolavoro come “Il postino”. Immaginiamo quali altre meraviglie avrebbe potuto regalare al mondo dello spettacolo”.