di Eliana Del Prete
A molti di noi sarà capitato di notare, rimanendo bloccati nel traffico di via Marina – lì dove la strada si incrocia con la via Campodisola – una piccola fontana, nascosta tra l’incolta vegetazione, costituita da una vasca con uno scoglio su cui è poggiata una enorme maruzza. Un tempo scenario pittoresco e caratteristico di strade e viuzze animate dal “colore locale”, quella zona della città ha beneficiato in passato di una vasta opera di bonifica. Denominata strada del Porto Piccolo, quella parte di Napoli nel corso dei secoli, fu pure identificata come luogo detto del “Mandracchio”, sinonimo, per i napoletani, di luogo sporco e malfamato. La fontana della Maruzza, opera del XVI secolo venne eretta accanto alla Chiesa di S. Maria di Portosalvo, costruita nel 1556 per volere della Corporazione degli Armatori e dei Marinai. Per quanto riguarda la zona del Mandracchio identificata con un nome che ha sapore di disprezzo, largamente si è sbizzarrita la fantasia degli scrittori di storia patria, che a lungo hanno dissertato sul significato del termine. L’ipotesi più
accreditata, seppur non sostenuta da una vera ricerca filologica, sarebbe quella dell’esistenza di una zona del “Mandracchio” oltre che a Napoli anche in altre città italiane e a Corfù, e si presume pure, a giudicare da quella desinenza peggiorativa in “acchio”, che il termine ha una probabile etimologia orientale. Secondo il Chiarini, Mandracchio
deriverebbe da mandria, cioè luogo di raccolta del bestiame, che doveva poi essere portato al macello, rendendo il luogo ” una fetida pozzanghera bovile”. Ma il Porto Piccolo non costituì in passato solo scenario di accadimenti e spettacoli degradanti. Salvatore di Giacomo -ad esempio- per quanto riguarda questa località – ricorda le feste del 1° maggio. In quelle occasioni, la
piazza veniva addobbata con fiori di ginestre e mortelle. Lo spettacolo consisteva nel piantare in mezzo alla piazza del Porto un albero di nave insaponato, dal quale si lasciavano
pendere doni di ogni sorta, destinati a quei marinai del Molo Piccolo che, mettendo in mostra la loro agilità e la
vigoria dei loro muscoli, attendevano sguardi e sorrisi dalle ragazze del luogo che, appoggiate al parapetto delle loro piccole abitazioni, sventolavano drappi colorati
dispensando ai contendenti sorrisi lusinghieri e scroscianti applausi. Molto è cambiato da allora. Attratto dall’insolita animazione dovuta alla nostra presenza sul luogo, uno dei
tanti passanti abitante in chissà quale punto della città e
rimasto bloccato nel groviglio di auto, s’accosta al marciapiede e con sguardo incuriosito fissa quel che resta della scultura circondata da immondizia. E mentre s’allontana, finalmente libero dalla tappa forzata impostagli dall’arresto del traffico, rivolgendosi a chi è intento a fotografare la fontana chiede: scusate, ma l’hanno costruita ora?
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