Home In primo piano La Nazionale in Brasile: «Il Mondiale inizia ora»

La Nazionale in Brasile: «Il Mondiale inizia ora»

3 viste

20130610-080820.jpg Immagini il Brasile, ed è già un sogno. Cesare Prandelli lo diceva pochi giorni fa, prima della partita di Praga, ed era appena uno slogan. Ora che la sua Italia parte per la Confederations, si comincia a sognare davvero. E in grande. «Il nostro mondiale comincia ora: un anno di preparazione, e questo torneo di giugno è la prima tappa», dice il commissario tecnico degli azzurri. Dal torneo premondiale tutti hanno più da perdere che da guadagnare. Prandelli spera almeno di ripercorrere strade analoghe all’ultimo Europeo sul piano del gioco, regalando alla nazionale certezze non ancora acquisite. Personali, con Balotelli ripiombato in errori «di pancia», come il ct ha definito la sua “twittomania”; o collettivi, con il 4-3-3 a lungo inseguito ma ora più vicino con la carta Cerci. In attesa di aggregare Verratti e altri azzurrini, è questo il progetto Italia in Brasile. Decollo ieri sera da Fiumicino, il primo giorno a Rio è già allenamento. Domani c’è il test con Haiti, un nome che ricorda il Mondiale ’74 e Sanon, ma stavolta è solo un’amichevole al risparmio. L’incasso sarà devoluto in beneficenza, le forze saranno risparmiate in vista della prima partita ufficiale, domenica prossima nel nuovo Maracanà contro il Messico. Prandelli conta di usare i 90′ contro gli haitiani per rimettere in moto i muscoli dei suoi giocatori: il ciclo partita-recupero-allenamento sarà fondamentale questa volta e soprattutto tra un anno, con l’aggiunta del fuso da smaltire e dei viaggi tra città molto lontane. Si aggiunge una preoccupazione in più: la questione campo di allenamento. Ieri davanti all’Engenhao, stadio designato dalla Fifa per il lavoro quotidiano degli azzurri ma chiuso dalle autorità di Rio, hanno protestato i tifosi del Botafogo. Intanto Fifa, Locog e Figc cercavano una soluzione per la squadra di Prandelli. «La Confederations è una manifestazione rischiosa – è la considerazione di Prandelli – lo ha ricordato anche Buffon dicendo che dal Sudafrica l’Italia tornò nel 2009 sbruciacchiata. Arrivi a un torneo molto stretto, a otto squadre, dopo una stagione piena di stress, con pochi giorni di recupero, e in questo caso senza la possibilità di usare 5-6 giovani dell’Under. Ma sono rischi che devi affrontare». In attesa di sfruttare le due partite di settembre per chiudere il discorso qualificazione, il ct non confida più di tanto nell’invocata mano dei club: spazi per qualche stage non ci saranno neanche nell’anno del mondiale, eppure «tutti, ma proprio tutti, dovrebbero rendersi conto che si va incontro a un evento straordinario». Così non sarà, e allora il mese in Brasile e le partite post qualificazione diventano il vero laboratorio della nuova Italia. «Per diventare una squadra devi passare attraverso rischi come quello della Confederations – prosegue il ct – Fu così nel percorso verso l’Europeo, durante il quale la squadra trovò fiducia in se stessa. Oggi, quel che è fatto non si dimentica, ma bisogna ricostruire uno spirito nuovo, una coscienza di squadra». Tre, ammette Prandelli, gli interrogativi del torneo al via: «La prima cosa che devo capire è ovviamente a che punto è la mia nazionale nel suo percorso di qualità. Il secondo sono i tempi di recupero tra una partita e l’altra. Confederations e Mondiale sono tornei “stretti”, con grandi distanze tra le sedi brasiliane: questo è il test più probante. Infine – la conclusione – le varianti. Mi servirà a testare giocatori che considero da inserire, ma per i quali devi creare i presupposti per la disposizione tattica. Candreva, Cerci, De Sciglio, El Shaarawy. Il 4-3-3 con Cerci? Non è presto per cominciare a provarlo, anzi è arrivata l’ora». Come anche per Balotelli, di spazzar via gli ultimi dubbi e consacrarsi uomo-decisivo anche in chiave Mondiale. Di Francesco Grant
Fonte: ilmattino