di Eliana Del Prete

Si chiama “ergastolo bianco” la condizione degli internati, coloro i quali, dopo aver scontato una pena -o in sostituzione di essa – non vengono messi in libertà perché giudicati pericolosi.
La loro è la realtà di chi vive a tempo indeterminato negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari senza un “fine pena”, perché in realtà loro, non hanno una pena da scontare.
“Le stanze aperte”, è il titolo dell’ultima pellicola dei fratelli Giordano interamente girato all’interno di uno di questi luoghi di “detenzione”. Nello specifico si tratta dell’OPG di Napoli dove stamane è stato proiettato in anteprima il film-documentario interpretato dagli “ospiti” della struttura stessa. Sei mesi di riprese e di entusiasmante lavoro vissuto come un modo per mettere a nudo sentimenti, capacità e attitudini di soggetti dichiarati potenzialmente pericolosi.
Un lavoro – sottolinea il Direttore, Dott Stefano Martone – realizzato con appena ottocento euro di budget e con l’amichevole contributo artistico di Vincenzo Merolla, unico attore professionista”.
Tra i fotogrammi del lungometraggio un cameo dei “Grooveera”, una band (professionisti di varie qualifiche accomunati dalla passione per la musica) da lungo tempo impegnati nel sociale.
“In questi anni – dichiara il Prof. Carlo Alviggi, presidente di Muse, Associazione no profit nonché chitarrista del gruppo – abbiamo cercato di far sentire loro la nostra solidarietà,ogni qual volta è stato possibile.
Una parvenza di normalità fortemente caldeggiata dal dott. Martone che da tempo si batte affinché queste persone vengano trattate come esseri umani e non come cittadini di serie B. Nel retaggio di una preistorica legislazione, il concetto di “libertà negata”appare ampiamente applicato e generalizzato. Da aprile 2014 gli OPG saranno chiusi e sostituiti con strutture a carattere prevalentemente ospedaliero la cui sostanza – sotto l’aspetto di limitazione della libertà – non cambia.
Un piccolo grande passo avanti è stato compiuto proprio dal Dott. Martone che, già da anni, ha abolito l’uso di mezzi di contenzione nella struttura da lui diretta. Un profondo ed incondizionato rispetto della dignità umana che merita di essere imitato.


Grooveera